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Visualizzazione dei post da aprile, 2026

SE RIBECCAMO - Schegge Metropolitane di Renato Berretta

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Se ribeccamo Ci rivediamo presto, a Roma si dice anche ‘se ribeccamo’. Ecco, capita a chiunque di trovarsi in quella particolare situazione d’incontrare qualche vecchio, buon conoscente o amico, magari dopo un lungo periodo, scambiarci quattro parole o di più a seconda del momento e degli impegni quotidiani e, infine, salutarsi con quella formula di rito. Magari dopo essersi scambiati i numeri di telefono, fammi uno squillo così dopo lo memorizzo sulla rubrica. E, confesso, che è capitato anche di lasciare che quel dato numero, di quel conoscente ‘ribeccato’ per caso dopo mesi o anni restasse tra i contatti recenti in forma anonima prima di scomparire definitivamente, annullato, sorpassato da contatti più recenti che reclamavano la precedenza. È così, durante la nostra vita ci capita di frequentare per periodi più o meno lunghi e intensi persone che, poi e magari, scompaiono dal nostro cono d’ombra. E non perché ci abbiamo litigato o discusso animatamente o sono finiti nella lista degl...

A VOLTE CI CREDO, NEI LIBRI - Pesano, i libri #5 di Luigi Lorusso a.k.a Lorusso Editore

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A volte ci credo, nei libri Fare un film è per me vivere. Mi ripeto a volte questa frase, titolo di un libro di Michelangelo Antonioni, scritti sul cinema, che non ho letto. Me la ripeto anche ora che esco dal cinema, dopo aver visto Hamnet, con la sua luce che irradia volti e corpi, sofferenti, rugosi, dalle unghie sporche e le urla straziate. Fare un libro è per me vivere. Attraversare le tante fasi della creazione di un libro, incontrare un autore che ha tirato fuori parole su parole, ora dopo ora dopo ora, riguardarselo insieme, leggerlo, e rileggerlo, e rileggerlo ancora, spostare pezzi, tagliare e ancora tagliare, rileggere, rileggere, meravigliarsi quando ancora ti sorprende, ti risuona e ti parla, trovare le parole adatte per raccontarlo, definirne le immagini, metterlo in posa e provare la copertina, scegliere i colori, le lettere giuste, le distanze, i pieni e i vuoti. Poi dargli una forma, immaginarlo, aspettarlo e infine toccarlo, una, due, tante volte, pronto a prendere l...

IL SIGNORE DELLA PROSTATA - Schegge Metropolitane di Renato Berretta

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Il signore della prostata Quando ero un imberbe adolescente consideravo ‘vecchi’, tutti coloro che avessero, almeno, più di quarant’anni. Talvolta appiccicavo l’etichetta anche a soggetti più giovani, ad esempio a coloro che avevano appena superato i trenta, l’età che comporta, come mi disse un mio amico ormai perduto chissà dove, il cambio della targa davanti. Ma questi vecchi over quaranta o, addirittura, over trenta cos’hanno ancora da chiedere alla vita? mi domandavo. Al massimo, gli attribuivo la funzione di spremersi per consentire a noi giovanotti, ancora con tutta la vita davanti, di crescere meglio, più sani, belli e scanzonati.  Poi, il tempo passa e, man mano che passa, ti abitui a tutte le età. Vivo in un tempo assai differente da quello dei miei genitori e ancor di più, dei miei nonni. Un tempo durante il quale si diventa adulti più lentamente e quasi ci si ostina ad apparire sempre giovani. La vecchiaia, insomma, è una specie di spauracchio da allontanare. Ci sentia...