Settembrata

Settembrata è una serie di 12 short story pubblicate, con cadenza settimanale, tra il novembre 2024 e gennaio 2025 su 'Il cucchiaio nell'orecchio' quotidiano di scritture fondato da Francesco Gambaro e curato da Gaetano Altopiano.




 1.

Ci siamo lasciati sulla prova di un pigiama definitivo, dopo una ouverture di modelli che avrebbero potuto sciogliere il cuore ai più distratti. E ora, faccia a faccia, ci ricordiamo tutto nonostante il tempo trascorso. Ritornano le preziosità che hanno affrontato il caldo in lidi più freschi. Arrivano a piccoli gruppi, a orari precisi. Scivolano dolcemente senza un sibilo, permettendoci di conservare le emozioni più forti per il finale.


2.

In un post di illusioni a caratteri semplici, mi hai illustrato la tua idea con dovizia. Non posso rispondere subito anche se un pronostico ce l'ho, potresti aiutarmi a decidere mostrandomi ancora la sottile striscia bianca. Nasconde qualcosa che non so descriverti, che non mi hai fatto vedere – e che non mi fai vedere da tempo. Rallenta le sinapsi, la mancanza di informazione, è una lacuna da colmare. Abbandona pudicizia e lealtà, svelami il segreto celato.


3.

Ti ritrovo raggiante, nonostante l'età. La tua nudità è conferma: il tempo sembra rincorrerti senza mai acchiapparti. Ti aggiri tra gli anni e gli scaffali di Ideal Casa con leggerezza. Abitando di fronte ti costerà meno fatica riprendere le redini della vita, passata da sola tra gli scogli di una città sconcertata.




4.

L’abbigliamento aiuta, devi essere attenta a scegliere con cura i capi. Non badare solo all'estetica, la comodità è l'aspetto più importante. Se indossi pantaloncini così alti non ti lamentare poi se ti si irrita l’interno coscia, meglio la canottiera leggera di filato, senti a me. I miei sono i consigli di una mamma apprensiva, quelli che ossessionano per una vita intera. Tuttavia il più delle volte hanno ragione, e ciò mi dà fastidio. Ho deciso di stare al gioco, anche se non mi pare che la situazione si sia sbollentata a dovere. Bisognerebbe ricorrere a qualche escamotage e limitare al minimo la fuga di notizie.


5.

Ironia della sorte, l’escamotage assume sembianze di palcoscenico (ramato, sinuoso, morbido), oppure di criniera che sventola nascondendo agli occhi geometrie ammaliatrici che si susseguono tra gli scaffali. E tu, che sei regina indiscussa di questo girone infernale, lussurioso e sofferente, te ne resti in disparte in un angolo in silenziosa immobilità: che mi terrorizza.


6.

L’aria condizionata da poco sollievo e in compenso fa un rumore assordante, questo però non frena la mia voglia di scavare tra le righe che non ho mai scritto e che dovrei abbandonare: di te nel lontano di un bosco e di me che ti cerco e mi accorgo di essere bosco. Più che altro sembra un sogno, di quelli ad alto fusto che si fanno all’alba. Di quelli che preannunciano un risveglio in pieno sole, con gli occhi che, tra il fitto dei rovi, cercano punti di riferimento e non trovandoli tornano a chiudersi per abbandonarsi al Ponentino. Serpeggia non lontano la convinzione che presto ci ritroveremo corteccia a giudicare quanto abbiamo fatto in vita, per ripeterlo e sussurrarlo tra le fronde, pari pari in morte, il tronco tagliato, gli anelli del tempo cancellati per sempre.


7.

Quando abbiamo oltrepassato il limite eravamo giovani e sprovveduti. Al centro di un salotto dipinto in ocra, proprio davanti al bagno, mi hai chiesto di sposarti. Quella notte stessa, le fate dell'inconscio cominciarono a venirmi a fare visita. Scelsero la zona onirica, più sicura per loro, meno evasiva per me. Mi raccontarono storie lontane che a malapena ricollocavo nella vita. Attimi di felicità inaudita e di sguaiati bagordi, s’affrontavano a colpi di Grunge nella mia mente ovattata dalla paura di non farcela.


8.

Chi si salverà? Mi chiedevi ossessivamente ogni mattina. Non sapevo risponderti, anima senza spirito. E non sono in grado di farlo nemmeno adesso, nonostante gli anni luce passati. Non so se davvero ce l’ho fatta, sicuramente ci ho provato. A me una sentenza di assoluzione starebbe bene, anche se non mi ritengo reo e a volte, mentre mastico d'impeto, penso di meritare un risarcimento.


9.

Dopo ventitré anni mi hai parlato per la prima volta di carri armati blu scuro, di un mare sinistro (o sulla sinistra) e braccia e gambe avvinghiate. Avevo rimosso quell’odore acre dai ricordi, tenendo solo le scie bianche da tutte le parti. Rivendico tutto ciò che è stato, mi dicesti, e questa frase mi fece sentire in pace col mondo per qualche istante. Odio i rotoli di scotch portati al bicipite, sono una maledizione eterna, che non passerà col tempo né si mitigherà. Potrà sembrare sopita a sguardi distratti o reazionari, ma è solo un trucco. Con nuvole fittizie nel cervello mi muovo alla volta della normalità, a fatica, dovendo passo passo conoscerla. Cos’è normale ci chiedemmo, ricordi? Arrivando alla conclusione che la normalità non esiste, sentimmo di essere meno alieni al presente di un quotidiano con peso qui.


10.

Cercando l’essenza dell’estate ho trovato un biglietto ingiallito da gocce di caffè disidratate. Sopra c'era scritto 'ti amo' con la tua inconfondibile grafia. Rileggerlo mi ha riportato a immagini lontane di nudità inaudita, sensualità estrema, combaciamento. La sensazione di sudore dei corpi che scivolano l’uno contro l'altro e l’odore degli umori sprigionati, si materializzarono sotto forma di boccette di elisir da vendere a prezzi spropositati. Quale fu il reale prezzo da pagare lo scoprimmo solo dopo, quando ormai i germani reali erano partiti per luoghi più caldi.


11.

Te lo darei in faccia quel ventaglio di merda, utile solo a coprire i segni dell’acne che non ti danno tregua e che mi sventoli davanti con volto di vecchia aristocratica indolente. Il pizzo della canottiera non basta a distrarmi dal fastidio che ti lascia un ghiacciolo sciolto in mano. L’appiccicume è un monito che funge da radar, che coglie ogni sfumatura di beltà.


12.

Garriscono al vento con frastuono assordante, le bandiere delle convinzioni scivolate via con gli anni. Non resta che un vestito a fiori che segue il ritmo del vento con profilo di naso aquilino, che no, non valorizza un viso già provato dalle preoccupazioni. Se solo la scollatura facesse intravedere un barlume di speranza, i denti che stringono il movimento ritmico avanti e indietro risulterebbero più bianchi che avorio. Sono troppi i pensieri, tanti che non riesco a contarli. Un pantalone della tuta viola non è il massimo da proporre a una cena di gala. È anche vero che a te sta bene tutto, però a volte esageri.

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