Settembrata
Ci siamo lasciati sulla prova di un pigiama definitivo, dopo
una ouverture di modelli che avrebbero potuto
sciogliere il cuore ai più distratti. E ora, faccia a faccia, ci ricordiamo
tutto nonostante il tempo trascorso. Ritornano le preziosità che hanno
affrontato il caldo in lidi più freschi. Arrivano a piccoli gruppi, a orari precisi.
Scivolano dolcemente senza un sibilo, permettendoci di conservare le emozioni
più forti per il finale.
2.
In un post di illusioni a caratteri semplici, mi hai illustrato la tua idea con dovizia. Non posso rispondere subito anche se un pronostico ce l'ho, potresti aiutarmi a decidere mostrandomi ancora la sottile striscia bianca. Nasconde qualcosa che non so descriverti, che non mi hai fatto vedere – e che non mi fai vedere da tempo. Rallenta le sinapsi, la mancanza di informazione, è una lacuna da colmare. Abbandona pudicizia e lealtà, svelami il segreto celato.
3.
Ti ritrovo raggiante, nonostante l'età. La tua nudità è
conferma: il tempo sembra rincorrerti senza mai acchiapparti. Ti aggiri tra gli
anni e gli scaffali di Ideal Casa con leggerezza. Abitando di fronte ti costerà
meno fatica riprendere le redini della vita, passata da sola tra gli scogli di
una città sconcertata.
L’abbigliamento aiuta, devi essere attenta a scegliere con cura i capi. Non badare solo all'estetica, la comodità è l'aspetto più importante. Se indossi pantaloncini così alti non ti lamentare poi se ti si irrita l’interno coscia, meglio la canottiera leggera di filato, senti a me. I miei sono i consigli di una mamma apprensiva, quelli che ossessionano per una vita intera. Tuttavia il più delle volte hanno ragione, e ciò mi dà fastidio. Ho deciso di stare al gioco, anche se non mi pare che la situazione si sia sbollentata a dovere. Bisognerebbe ricorrere a qualche escamotage e limitare al minimo la fuga di notizie.
Ironia della sorte, l’escamotage assume sembianze di
palcoscenico (ramato, sinuoso, morbido), oppure di criniera che sventola
nascondendo agli occhi geometrie ammaliatrici che si susseguono tra gli
scaffali. E tu, che sei regina indiscussa di questo girone infernale,
lussurioso e sofferente, te ne resti in disparte in un angolo in silenziosa
immobilità: che mi terrorizza.
L’aria condizionata da poco sollievo e in compenso fa un
rumore assordante, questo però non frena la mia voglia di scavare tra le righe
che non ho mai scritto e che dovrei abbandonare: di te nel lontano di un bosco
e di me che ti cerco e mi accorgo di essere bosco. Più che altro sembra un
sogno, di quelli ad alto fusto che si fanno all’alba. Di quelli che
preannunciano un risveglio in pieno sole, con gli occhi che, tra il fitto dei
rovi, cercano punti di riferimento e non trovandoli tornano a chiudersi per
abbandonarsi al Ponentino. Serpeggia non lontano la convinzione che presto ci
ritroveremo corteccia a giudicare quanto abbiamo fatto in vita, per ripeterlo e
sussurrarlo tra le fronde, pari pari in morte, il tronco tagliato, gli anelli
del tempo cancellati per sempre.
Quando abbiamo oltrepassato il limite eravamo giovani e
sprovveduti. Al centro di un salotto dipinto in ocra, proprio davanti al bagno,
mi hai chiesto di sposarti. Quella notte stessa, le fate dell'inconscio
cominciarono a venirmi a fare visita. Scelsero la zona onirica, più sicura per
loro, meno evasiva per me. Mi raccontarono storie lontane che a malapena
ricollocavo nella vita. Attimi di felicità inaudita e di sguaiati bagordi, s’affrontavano
a colpi di Grunge nella mia mente ovattata dalla paura di non farcela.
Chi si salverà? Mi chiedevi ossessivamente ogni mattina. Non
sapevo risponderti, anima senza spirito. E non sono in grado di farlo nemmeno
adesso, nonostante gli anni luce passati. Non so se davvero ce l’ho fatta,
sicuramente ci ho provato. A me una sentenza di assoluzione starebbe bene,
anche se non mi ritengo reo e a volte, mentre mastico d'impeto, penso di
meritare un risarcimento.
Dopo ventitré anni mi hai parlato per la prima volta di
carri armati blu scuro, di un mare sinistro (o sulla sinistra) e braccia e gambe
avvinghiate. Avevo rimosso quell’odore acre dai ricordi, tenendo solo le scie
bianche da tutte le parti. Rivendico tutto ciò che è stato, mi dicesti, e
questa frase mi fece sentire in pace col mondo per qualche istante. Odio i
rotoli di scotch portati al bicipite, sono una maledizione eterna, che non
passerà col tempo né si mitigherà. Potrà sembrare sopita a sguardi distratti o
reazionari, ma è solo un trucco. Con nuvole fittizie nel cervello mi muovo alla
volta della normalità, a fatica, dovendo passo passo conoscerla. Cos’è normale
ci chiedemmo, ricordi? Arrivando alla conclusione che la normalità non esiste,
sentimmo di essere meno alieni al presente di un quotidiano con peso qui.
Cercando l’essenza dell’estate ho trovato un biglietto ingiallito da gocce di caffè disidratate. Sopra c'era scritto 'ti amo' con la tua inconfondibile grafia. Rileggerlo mi ha riportato a immagini lontane di nudità inaudita, sensualità estrema, combaciamento. La sensazione di sudore dei corpi che scivolano l’uno contro l'altro e l’odore degli umori sprigionati, si materializzarono sotto forma di boccette di elisir da vendere a prezzi spropositati. Quale fu il reale prezzo da pagare lo scoprimmo solo dopo, quando ormai i germani reali erano partiti per luoghi più caldi.
Te lo darei in faccia quel ventaglio di merda, utile solo a
coprire i segni dell’acne che non ti danno tregua e che mi sventoli davanti con
volto di vecchia aristocratica indolente. Il pizzo della canottiera non basta a
distrarmi dal fastidio che ti lascia un ghiacciolo sciolto in mano. L’appiccicume
è un monito che funge da radar, che coglie ogni sfumatura di beltà.
Garriscono al vento con frastuono assordante, le bandiere
delle convinzioni scivolate via con gli anni. Non resta che un vestito a fiori
che segue il ritmo del vento con profilo di naso aquilino, che no, non
valorizza un viso già provato dalle preoccupazioni. Se solo la scollatura
facesse intravedere un barlume di speranza, i denti che stringono il movimento
ritmico avanti e indietro risulterebbero più bianchi che avorio. Sono troppi i
pensieri, tanti che non riesco a contarli. Un pantalone della tuta viola non è
il massimo da proporre a una cena di gala. È anche vero che a te sta bene
tutto, però a volte esageri.


