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Visualizzazione dei post da marzo, 2026

RASSEGNAZIONE - Schegge Metropolitane di Renato Berretta

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Rassegnazione Questa mattina era ancora buio. Ho trovato i vetri della mia automobile appannati e li ho puliti con lo straccio che tengo, per la bisogna, nel cofano. Cofano che ospita, oltre allo straccio, anche i documenti della macchina (sconsigliato), una racchetta da tennis (sconsigliato), una racchetta da padel (sconsigliatissimo) e una bandiera della Roma (daje). Più altre cianfrusaglie di cui non vale la pena parlare. Erano circa le sei, l’ora della fuga in tram del tizio de ‘La domenica delle salme’ di Fabrizio De André. Lui stava a Milano, io invece non avevo neanche una bottiglia d’orzata. A proposito: ma l’orzata la fanno ancora? Non avevo progettato nessuna fuga, mi preparavo ad affrontare una tranquilla giornata. Ma quando sono arrivato alla mia stazione preferita, della famigerata linea Metromare, ho notato qualcosa di strano. Mentre parcheggiavo la macchina (cofano compreso, con tanto di stracci, documenti e racchette), osservavo un insolito andirivieni di persone agita...

MI DIA DEL LEI - Schegge Metropolitane di Renato Berretta

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Mi dia del lei   Fino a qualche anno fa, le persone – quelle mai viste, sconosciute o con cui intrattenevo rapporti freddi e occasionali, tipo il barista che serve il cappuccino – mi si rivolgevano preferibilmente con il confidenziale tu. Qualcuno, addirittura, andava oltre chiamandomi ragazzo. Eppure, tutto questo accadeva quando avevo già superato i quaranta, se non i cinquanta. Confesso, con un pudore appena velato, che in quei momenti un po’ mi ringalluzzivo: era una bella botta di autostima, la prova concreta che gli sforzi per rimanere giovane non erano stati vani. Da qualche tempo, invece (e lo riconosco con una punta di disincantata amarezza) quelle stesse persone, sempre sconosciute o interlocutori occasionali, tendono a rivolgermi il più formale “lei”. Segno inequivocabile che mi percepiscono come una persona di una certa età, con la quale non è opportuno concedersi troppe confidenze. Ci riflettevo proprio ieri, durante l’allenamento settimanale in palestra, quello che la...

TEMPO SOSPESO - Schegge Metropolitane di Renato Berretta

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Tempo sospeso Questa mattina sono arrivato con un minuto di ritardo. Poco prima dell’alba, il cielo ancora scuro e carico di nuvole minacciose, faceva da cornice al mio sguardo deluso. Intanto, il treno chiudeva le porte e iniziava a correre verso la prossima stazione. Non mi restava che aspettare quello successivo, previsto dopo venti lunghi minuti. Seduto su una panchina fredda e ferrosa, osservavo la stazione inaugurata da pochi mesi. Nuova, sì, ma spoglia: niente bar e neppure un distributore automatico per un caffè al volo. E poi, diciamolo, quei caffè sputati dalle macchine hanno ben poco a che vedere con la nobiltà di questa bevanda antica, servita in un bicchiere di carta che ne svilisce il valore. Intorno a me, passeggeri annoiati e qualche vigilante. Un luogo che sembra andare oltre il concetto di non luogo di Marc Augé: uno spazio funzionale, ma privo di vita. Tutti cercavano di riempire in qualche modo quel tempo di attesa, quel tempo sospeso. Ed è proprio su questo che rif...