TEMPO SOSPESO - Schegge Metropolitane di Renato Berretta

Tempo sospeso

Questa mattina sono arrivato con un minuto di ritardo. Poco prima dell’alba, il cielo ancora scuro e carico di nuvole minacciose, faceva da cornice al mio sguardo deluso. Intanto, il treno chiudeva le porte e iniziava a correre verso la prossima stazione. Non mi restava che aspettare quello successivo, previsto dopo venti lunghi minuti.
Seduto su una panchina fredda e ferrosa, osservavo la stazione inaugurata da pochi mesi. Nuova, sì, ma spoglia: niente bar e neppure un distributore automatico per un caffè al volo. E poi, diciamolo, quei caffè sputati dalle macchine hanno ben poco a che vedere con la nobiltà di questa bevanda antica, servita in un bicchiere di carta che ne svilisce il valore.
Intorno a me, passeggeri annoiati e qualche vigilante. Un luogo che sembra andare oltre il concetto di non luogo di Marc Augé: uno spazio funzionale, ma privo di vita. Tutti cercavano di riempire in qualche modo quel tempo di attesa, quel tempo sospeso.
Ed è proprio su questo che riflettevo, sulla difficoltà di vivere l’intervallo tra un’attività e l’altra, sull’incapacità di abitare la noia. Da bambini, le vacanze estive erano un tempo sospeso, naturale, un vuoto che non ci spaventava. Oggi, invece, lo colmiamo compulsivamente con gli schermi dei nostri smartphone, oppure, come nel mio caso, con un libro.
Ma resta sempre la sensazione di un tempo sottratto, un tempo che la società contemporanea non ammette, perché ossessionata dalla produttività e dalla sicurezza. Eppure, proprio in quei minuti di attesa, in quel vuoto che ci appare inutile, si nasconde la possibilità di pensare, di ricordare e tornare a quelle estati spensierate, in cui la noia era un lusso che non ci pesava. Voglio andare al mare.
Alla prossima.

Renato Berretta (Renny)

Viaggiatore urbano, fine osservatore dell’intorno e menestrello metropolitano. Già redattore de Laspro Rivista di Letteratura, Arti & Mestieri, Renato ci accompagna nel misterioso e colorato mondo dell’underground capitolino. Con penna acuta, mette a nudo pericoli e riflessioni, sorprese e contraddizioni. Non vi aspettate imparzialità e cotillon, qui non si spazzano i marciapiedi: qui si sradica l’asfalto. I sampietrini saranno scagliati con violenza, in traiettorie certe dell’impossibilità di fallire il colpo. Saltellando nell’iper testo, ci farà assaporare una narrativa acuta, impressa a caldo nel DNA nostrano. Da leggere in acume dei sensi ed è gradita una birra media nell’altra mano.

'Il primo colpo va sparato qui, dritto in faccia...'



 

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