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Visualizzazione dei post da aprile, 2025

Settembrata - 7 -

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7. Quando abbiamo oltrepassato il limite eravamo giovani e sprovveduti. Al centro di un salotto dipinto in ocra, proprio davanti al bagno, mi hai chiesto di sposarti. Quella notte stessa, le fate dell'inconscio cominciarono a venirmi a fare visita. Scelsero la zona onirica, più sicura per loro, meno evasiva per me. Mi raccontarono storie lontane che a malapena ricollocavo nella vita. Attimi di felicità inaudita e di sguaiati bagordi, s’affrontavano a colpi di G runge  nella mia mente ovattata dalla paura di non farcela.  

Ossessioni quotidiane #3

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#3 Quando rientro a casa, è passata da poco l’ora convenzionale del pranzo e io devo ancora mangiare. Di solito ho lo stomaco chiuso, per tutte le sigarette fumate durante la mattinata. Oggi però – contro ogni pronostico - stranamente ho appetito, un gran bel appetito. Così, quando l’uscio si chiude alle mie spalle, già scruto il pentolame, per scoprire con cosa - la mia dolce - ha deciso di rinvigorirmi. Cotoletta alla milanese, bieta ripassata e uova sode: che bontà! Comincio a scaldare le vivande con l’acquolina in bocca, così cerco di allentare la morsa della fame con un pezzo di pane trangugiato in fretta e furia, che quasi mi strozzo. Girando la verdura nel tegame penso a lei, che è andata a lavoro. Avendo orari opposti, ci incontriamo solo la sera e questa cosa pesa, non c’è che dire. Allora cerchiamo di coccolarci a distanza, preparandoci vicendevolmente i pasti. Lei mi cucina sontuosi pranzetti e io ricambio con romantiche cenette. Quando tutto è caldo al punto giusto, lo disp...

Settembrata - 6 -

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  6. L’aria condizionata da poco sollievo e in compenso fa un rumore assordante, questo però non frena la mia voglia di scavare tra le righe che non ho mai scritto e che dovrei abbandonare: di te nel lontano di un bosco e di me che ti cerco e mi accorgo di essere bosco. Più che altro sembra un sogno, di quelli ad alto fusto che si fanno all’alba. Di quelli che preannunciano un risveglio in pieno sole, con gli occhi che, tra il fitto dei rovi, cercano punti di riferimento e non trovandoli tornano a chiudersi per abbandonarsi al Ponentino. Serpeggia non lontano la convinzione che presto ci ritroveremo corteccia a giudicare quanto abbiamo fatto in vita, per ripeterlo e sussurrarlo tra le fronde, pari pari in morte, il tronco tagliato, gli anelli del tempo cancellati per sempre.

Ossessioni quotidiane #2

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  #2 Quando arrivo a scuola, anche se è lo scoccare dell’ora, passo dal bar. Ordino un cappuccino per ovviare al ribrezzo che quello sputo di caffè, fatto a casa, mi ha lasciato in bocca. Lo chiedo tiepido, rigorosamente tiepido. È un’abitudine che ho dall’adolescenza, quando una minuta creatura, che a quel tempo mi governava il cuore, mi disse che troppo caldo il cappuccino rovina lo smalto dei denti. Sia mai! Esclamai e da quel giorno non andai mai più oltre il tiepido. La signora al banco mi guarda con preoccupazione, riesce a soddisfare la mia richiesta una o due volte su dieci. Lei scompare per qualche istante dietro la macchina del caffè; poi riapparendo, cerca di distrarmi chiedendomi degli alunni o facendo considerazioni calcistiche. Io rispondo monosillabicamente, scrutando con sguardo austero le operazioni di dosaggio. Quando poggia la tazza sul piattino, preparato precedentemente sul bancone, ho già la bustina dello zucchero tra le dita, aperta. Verso lentamente il gra...