Ossessioni quotidiane #3
#3
Quando rientro
a casa, è passata da poco l’ora convenzionale del pranzo e io devo ancora
mangiare. Di solito ho lo stomaco chiuso, per tutte le sigarette fumate durante
la mattinata. Oggi però – contro ogni pronostico - stranamente ho appetito, un
gran bel appetito. Così, quando l’uscio si chiude alle mie spalle, già scruto
il pentolame, per scoprire con cosa - la mia dolce - ha deciso di rinvigorirmi.
Cotoletta alla milanese, bieta ripassata e uova sode: che bontà! Comincio a
scaldare le vivande con l’acquolina in bocca, così cerco di allentare la morsa
della fame con un pezzo di pane trangugiato in fretta e furia, che quasi mi
strozzo. Girando la verdura nel tegame penso a lei, che è andata a lavoro. Avendo
orari opposti, ci incontriamo solo la sera e questa cosa pesa, non c’è che
dire. Allora cerchiamo di coccolarci a distanza, preparandoci vicendevolmente i
pasti. Lei mi cucina sontuosi pranzetti e io ricambio con romantiche cenette. Quando
tutto è caldo al punto giusto, lo dispongo ordinatamente nel piatto in
quest’ordine orario: cotoletta, uova, bieta. Porto a tavola, dove tutto è già
apparecchiato. La tovaglietta all’americana, il bicchiere sulla destra e le
posate allineate sotto. Seggo, prendo la forchetta e inforco. Il primo boccone
mi inebria il palato. Cerco il tovagliolo per pulirmi la bocca e completare
quell’amplesso di sapori con un sorso di vino. Ma ahimè non lo trovo, o meglio,
non lo trovo dove deve stare. Non è nel posto dove l’uso comune lo ha collocato
secoli addietro. Lo scorgo invece dal lato opposto del piatto. Il sangue mi
sale al cervello, lo stomaco si serra e la fame scema desolata. Mi alzo e
sbatto i pugni sul tavolo, facendo traballare tutto. Allontanandomi, penso alla
cena della sera e non credo più che sarà poi tanto romantica.
