MI DIA DEL LEI - Schegge Metropolitane di Renato Berretta
Fino a qualche anno fa, le
persone – quelle mai viste, sconosciute o con cui intrattenevo rapporti freddi
e occasionali, tipo il barista che serve il cappuccino – mi si rivolgevano
preferibilmente con il confidenziale tu. Qualcuno, addirittura, andava oltre
chiamandomi ragazzo. Eppure, tutto questo accadeva quando avevo già superato i
quaranta, se non i cinquanta. Confesso, con un pudore appena velato, che in
quei momenti un po’ mi ringalluzzivo: era una bella botta di autostima, la
prova concreta che gli sforzi per rimanere giovane non erano stati vani.
Da qualche tempo, invece (e
lo riconosco con una punta di disincantata amarezza) quelle stesse persone,
sempre sconosciute o interlocutori occasionali, tendono a rivolgermi il più
formale “lei”.
Segno inequivocabile che mi percepiscono come una persona di una
certa età, con la quale non è opportuno concedersi troppe confidenze.
Ci riflettevo proprio ieri,
durante l’allenamento settimanale in palestra, quello che lascia ormai
strascichi sempre più fastidiosi sul fisico. Mentre mi concedevo una pausa tra
un esercizio e l’altro, un ragazzetto si è avvicinato chiedendomi quanto mi
restasse – non da vivere, ma di serie da completare. E, naturalmente, mi ha
dato del lei. Non posso dire di esserci rimasto male, ma suvvia: in certi
luoghi si ha l’illusione di entrare in uno spazio dove le carte d’identità non
esistono e siamo tutti e tutte uguali. In realtà non è così e i più giovani
certe cose le notano eccome. I capelli non più nerissimi, ormai radi, qualche
segno sul viso e la barba incolta con i peli bianchi. E così, con la cortesia
del lei, ti ricordano che il tempo passa, che loro sono giovani e tu no.
Lo si vede anche nei
movimenti, sono freschi come rose dopo l’allenamento. Mentre io, torno a casa
con la necessità di qualche giorno di recupero. Ripenso allora al tempo che fu,
quando riuscivo a praticare persino due sport al giorno e qualcuno mi chiamava
ragazzo. Ma cosa puoi farci? Il tempo scorre e, come diceva il saggio Carlo
Mazzone, il pallone prima o poi si sgonfia per tutti. Daje Carle’.
Renato Berretta (Renny)
Viaggiatore urbano, fine osservatore dell’intorno e menestrello metropolitano. Già redattore de Laspro Rivista di Letteratura, Arti & Mestieri, Renato ci accompagna nel misterioso e colorato mondo dell’underground capitolino. Con penna acuta, mette a nudo pericoli e riflessioni, sorprese e contraddizioni. Non vi aspettate imparzialità e cotillon, qui non si spazzano i marciapiedi: qui si sradica l’asfalto. I sampietrini saranno scagliati con violenza, in traiettorie certe dell’impossibilità di fallire il colpo. Saltellando nell’iper testo, ci farà assaporare una narrativa acuta, impressa a caldo nel DNA nostrano. Da leggere in acume dei sensi ed è gradita una birra media nell’altra mano.
'Il primo colpo va sparato qui, dritto in faccia...'
