RASSEGNAZIONE - Schegge Metropolitane di Renato Berretta
Questa mattina era ancora
buio. Ho trovato i vetri della mia automobile appannati e li ho puliti con lo
straccio che tengo, per la bisogna, nel cofano. Cofano che ospita, oltre allo
straccio, anche i documenti della macchina (sconsigliato), una racchetta da
tennis (sconsigliato), una racchetta da padel (sconsigliatissimo) e una
bandiera della Roma (daje). Più altre cianfrusaglie di cui non vale la pena
parlare.
Erano circa le sei, l’ora della
fuga in tram del tizio de ‘La domenica delle salme’ di Fabrizio De André. Lui
stava a Milano, io invece non avevo neanche una bottiglia d’orzata. A proposito:
ma l’orzata la fanno ancora?
Non avevo progettato nessuna
fuga, mi preparavo ad affrontare una tranquilla giornata. Ma quando sono
arrivato alla mia stazione preferita, della famigerata linea Metromare, ho
notato qualcosa di strano. Mentre parcheggiavo la macchina (cofano compreso,
con tanto di stracci, documenti e racchette), osservavo un insolito andirivieni
di persone agitate. Ho pensato: eccallà,
ci sarà qualche ritardo. E infatti avevo ragione.
Guasto tecnico, servizio
rallentato, prossima corsa tra circa quaranta minuti. Questo il ferale
annuncio, sui display e ripetuto dai responsabili alla sicurezza. Ho imprecato,
nominato Iddio e tutta la palazzina sua. Gli addetti mi hanno guardato
sgomenti, avranno pensato che fossi matto, svalvolato, ma perché lamentarsi
così tanto?
Io, intanto riflettevo. Il
servizio della Metromare garantisce una corsa ogni venti minuti, fino alle nove
di sera. I passeggeri pendolari serali, che mangino brioches. Poi ci sono i guasti,
tutt’altro che imprevisti, bastano due rovesci temporaleschi, come ieri, per
interrompere il servizio. Oppure qualche intoppo dovuto a lavori notturni sulla
rete, che proseguono da mesi. In inverno è così. In estate, invece, quando
chiudono le scuole, le corse saltano perché il macchinista è in ferie
(giustamente) o il treno non ha l’aria condizionata (ingiustamente).
Insomma, viviamo una
situazione tremenda che rovina la vita quotidiana a migliaia di persone. E
queste migliaia, quasi all’unanimità, che fanno? Niente. Guardano gli schermi
dei loro smartphone e, quando arriva il treno affollato, sgomitano per salire.
Renato Berretta (Renny)
Viaggiatore urbano, fine osservatore dell’intorno e menestrello metropolitano. Già redattore de Laspro Rivista di Letteratura, Arti & Mestieri, Renato ci accompagna nel misterioso e colorato mondo dell’underground capitolino. Con penna acuta, mette a nudo pericoli e riflessioni, sorprese e contraddizioni. Non vi aspettate imparzialità e cotillon, qui non si spazzano i marciapiedi: qui si sradica l’asfalto. I sampietrini saranno scagliati con violenza, in traiettorie certe dell’impossibilità di fallire il colpo. Saltellando nell’iper testo, ci farà assaporare una narrativa acuta, impressa a caldo nel DNA nostrano. Da leggere in acume dei sensi ed è gradita una birra media nell’altra mano.
'Il primo colpo va sparato qui, dritto in faccia...'
