IL SIGNORE DELLA PROSTATA - Schegge Metropolitane di Renato Berretta
Quando ero un imberbe
adolescente consideravo ‘vecchi’, tutti coloro che avessero, almeno, più di
quarant’anni. Talvolta appiccicavo l’etichetta anche a soggetti più giovani, ad
esempio a coloro che avevano appena superato i trenta, l’età che comporta, come
mi disse un mio amico ormai perduto chissà dove, il cambio della targa davanti.
Ma questi vecchi over
quaranta o, addirittura, over trenta cos’hanno ancora da chiedere alla vita? mi
domandavo. Al massimo, gli attribuivo la funzione di spremersi per consentire a
noi giovanotti, ancora con tutta la vita davanti, di crescere meglio, più sani,
belli e scanzonati.
Poi, il tempo passa e, man
mano che passa, ti abitui a tutte le età. Vivo in un tempo assai differente da
quello dei miei genitori e ancor di più, dei miei nonni. Un tempo durante il
quale si diventa adulti più lentamente e quasi ci si ostina ad apparire sempre
giovani. La vecchiaia, insomma, è una specie di spauracchio da allontanare. Ci
sentiamo ancora giovani indossando abiti sbarazzini, facendo sport,
sforzandoci, nonostante gli acciacchi, a sentirci come quando avevamo, non dico
vent’anni, ma almeno trenta.
Poi, di tanto in tanto,
accadono cose che, improvvisamente, ci fanno tornare con i piedi in terra. Ad
esempio, qualche giorno fa mentre ero in una sala di attesa di un ambulatorio
medico e aspettavo il mio turno per sottopormi a una fastidiosa risonanza
magnetica (è l’età), un’infermiera con tono assai spiccio e determinato ha
chiesto, perentoria: dov’è il signore della prostata? Ecco, quel signore ero io
e, quindi, ho alzato la mano e mi sono presentato.
Però, devo dire, che l’ho
presa con estrema filosofia e mi ci sono fatto una risata prima di lasciarmi
risucchiare dal tubo predisposto per la citata risonanza magnetica.
Quando avevo vent’anni e immaginavo cosa potessi
essere a cinquanta, beh, cadevo in uno sconfortante abisso mentale. Ora che la
mezza piotta l’ho passata e pure da un po’ di tempo, non mi resta che sfoderare
quella splendida arma rappresentata dall’ironia. Ricordando che, in fondo, non
è mai una buona cosa prendersi troppo sul serio.
Renato Berretta (Renny)
Viaggiatore urbano, fine osservatore dell’intorno e menestrello metropolitano. Già redattore de Laspro Rivista di Letteratura, Arti & Mestieri, Renato ci accompagna nel misterioso e colorato mondo dell’underground capitolino. Con penna acuta, mette a nudo pericoli e riflessioni, sorprese e contraddizioni. Non vi aspettate imparzialità e cotillon, qui non si spazzano i marciapiedi: qui si sradica l’asfalto. I sampietrini saranno scagliati con violenza, in traiettorie certe dell’impossibilità di fallire il colpo. Saltellando nell’iper testo, ci farà assaporare una narrativa acuta, impressa a caldo nel DNA nostrano. Da leggere in acume dei sensi ed è gradita una birra media nell’altra mano.
'Il primo colpo va sparato qui, dritto in faccia...'
