ROGOREDO - Schegge Metropolitane di Renato Berretta

Rogoredo

A Rogoredo c’è una stazione dell’alta velocità. Ci passo sempre quando vado a Milano, ma non ci scendo mai. Proseguo dritto fino a Milano Centrale, quella che Google definisce ‘maestosa’. E in effetti lo è: costruita nell’arco di quasi trent’anni, tra il 1912 e il 1931, da Giolitti a Mussolini l’appeso.
A Rogoredo, invece, niente monumentalità. Eppure, mi sono spesso chiesto perché i treni dell’alta velocità fermino lì. Forse i milanesi si pongono la stessa domanda, quando passano per Roma Tiburtina. So però che a Rogoredo c’è la sede di Sky, il principale network televisivo italiano, e magari basterebbe questo a spiegare l’importanza del posto. Una fermata dell’alta velocità non si può certo negare a Fabio Caressa e ai suoi amici del Club, con o senza giacca.
Ma, al di là delle divagazioni calcistiche e televisive, il quartiere di Rogoredo è noto soprattutto per essere un’area di spaccio. Come dicono quelli bravi. E proprio qualche giorno fa, durante un’operazione di polizia, un agente ha sparato e ucciso un uomo che si chiamava Abderrahim Mansouri. Nei telegiornali, però, è diventato subito un volto senza nome: ‘un marocchino’ e ‘un pregiudicato già noto alle forze dell’ordine’.
Il ‘valoroso’ gendarme che ha sparato — ora indagato per omicidio — ha fornito la sua versione dei fatti. Sostiene di aver reagito a una minaccia, a una pistola che la vittima avrebbe mostrato e che poi si è scoperta essere caricata a salve. In questi casi, un magistrato che fa il proprio mestiere cerca di capire come siano andate davvero le cose, se la ricostruzione dell’indagato regga o meno. È così nei migliori (e nei peggiori) romanzi gialli o noir.
Ma c’è una parte del Paese, ben rappresentata in Parlamento e al governo, che la pensa diversamente. Per farla breve: il poliziotto è ‘uno dei nostri’ che combatte il crimine; l’altro era uno venuto chissà da dove, zozzo, con la pelle scura e spacciatore compulsivo. Quindi, comunque sia andata sia andata, lo sbirro merita l’assoluzione. Anzi, diamogli un premio. Se esistesse (o se già esiste non lo so e se non esiste, esisterà di certo a breve) un ‘Manuale base della disumanizzazione’, con tutta probabilità, userebbe lo stesso linguaggio aberrante.
Alla faccia dello Stato di diritto e di un senso di umanità che dovrebbe valere per tutti. Soprattutto — e mi tocca pure citare il Vangelo — per le animelle smarrite. Per chi, ad esempio, è costretto a campare vendendo droga in un quartiere dove passa il treno dell’alta velocità. Quello che, in tre ore e poco più, mi porta spesso da Roma a Milano.
Io, però, a Rogoredo non mi sono mai fermato. Finora. Chissà se la prossima volta lo farò, almeno per vedere l’effetto che fa. Come il verso di una canzone del grande Enzo Jannacci che Milano, probabilmente, la conosceva tutta. Compreso Rogoredo. 

Alla prossima allora e buon viaggio sull’alta velocità. Dormiamo preoccupati, mi raccomando.

 Renato Berretta (Renny)

Viaggiatore urbano, fine osservatore dell’intorno e menestrello metropolitano. Già redattore de Laspro Rivista di Letteratura, Arti & Mestieri, Renato ci accompagna nel misterioso e colorato mondo dell’underground capitolino. Con penna acuta, mette a nudo pericoli e riflessioni, sorprese e contraddizioni. Non vi aspettate imparzialità e cotillon, qui non si spazzano i marciapiedi: qui si sradica l’asfalto. I sampietrini saranno scagliati con violenza, in traiettorie certe dell’impossibilità di fallire il colpo. Saltellando nell’iper testo, ci farà assaporare una narrativa acuta, impressa a caldo nel DNA nostrano. Da leggere in acume dei sensi ed è gradita una birra media nell’altra mano.

'Il primo colpo va sparato qui, dritto in faccia...'

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