SUPERMERCATO - Schegge Metropolitane di Renato Berretta

  

Supermercato
Al supermercato ci vado tutti i giorni, o quasi. Però, una volta alla settimana ci resto un po’ di più. Nel senso che devo comprare più cose e quindi ci devo stare per più tempo. Anche venti minuti, o mezz’ora, dipende dalla gente che c’è e dalle stagioni.
Una volta era diverso, c’erano solo i negozietti e per lo più a conduzione familiare. Ricordo che, vicino casa, avevo un alimentari, o meglio un negozio di pizzicaroli, che era sempre pieno. Ma pieno, pieno.
Si faceva la fila come alla posta quando toccava pagare le bollette, in coda, uno dietro l’altro e quando si avvicinava qualche festa comandata, c’era talmente tanta gente che la fila arrivava fuori dal negozio.
Poi, aprirono il primo supermercato dove qualcuno diceva che si risparmiava e l’offerta era più ampia. Al supermercato, dicevano sempre questi bene informati, si trovava tutto e si poteva fare la spesa completa andando solo in un posto. Mica come prima, che dovevi fare la fila dal pizzicarolo, poi dal fruttarolo e (magari) dal pesciarolo, ma solo quando avanzava qualche soldo.
Oggi la spesa la faccio quasi sempre e solo al supermercato. Ci sono sempre le file ma sono più ordinate, si prende il numeretto e si aspetta il proprio turno. Un sistema che impedisce contestazioni e diverbi vari tipo ‘aho, ce stavo prima io’! Che, a ripensarci, a me queste discussioni facevano anche ridere, sempre che si mantenessero entro determinati limiti. Insomma, ho sempre pensato che ‘pjasse a pizze’ per fare prima a comprare il pane non fosse molto intelligente.
Comunque, oggi sono andato al supermercato e ci sono rimasto più del solito, perché dovevo comprare tutte quelle cose che ammucchi per l’intera settimana. L’unica cosa che è rimasta uguale rispetto al pizzicarolo, è che alla fine della fiera devi pagare il conto. Insomma ‘devi sbattere la panza ar bancone, come si suol dire. E non è piacevole soprattutto quando ti accorgi che i prezzi vanno sempre più su.
Uscito dal supermercato ripensavo, poi, a una scritta su un muro, letta qualche tempo fa, che invitava a non tirare la cinghia ma qualcos’altro di più consistente e rumoroso. E hai visto mai, che dopo l’estate arrivi un caldo autunno? Speriamo. Alla prossima ottobrata.

Renato Berretta (Renny)

Viaggiatore urbano, fine osservatore dell’intorno e menestrello metropolitano. Già redattore de Laspro Rivista di Letteratura, Arti & Mestieri, Renato ci accompagna nel misterioso e colorato mondo dell’underground capitolino. Con penna acuta, mette a nudo pericoli e riflessioni, sorprese e contraddizioni. Non vi aspettate imparzialità e cotillon, qui non si spazzano i marciapiedi: qui si sradica l’asfalto. I sampietrini saranno scagliati con violenza, in traiettorie certe dell’impossibilità di fallire il colpo. Saltellando nell’iper testo, ci farà assaporare una narrativa acuta, impressa a caldo nel DNA nostrano. Da leggere in acume dei sensi ed è gradita una birra media nell’altra mano.

'Il primo colpo va sparato qui, dritto in faccia...'

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