Schegge Metropolitane di Renato Berretta

 Renato Berretta (Renny)

Viaggiatore urbano, fine osservatore dell’intorno e menestrello metropolitano. Già redattore de Laspro Rivista di Letteratura, Arti & Mestieri, Renato ci accompagna nel misterioso e colorato mondo dell’underground capitolino. Con penna acuta, mette a nudo pericoli e riflessioni, sorprese e contraddizioni. Non vi aspettate imparzialità e cotillon, qui non si spazzano i marciapiedi: qui si sradica l’asfalto. I sampietrini saranno scagliati con violenza, in traiettorie certe dell’impossibilità di fallire il colpo. Saltellando nell’iper testo, ci farà assaporare una narrativa acuta, impressa a caldo nel DNA nostrano. Da leggere in acume dei sensi ed è gradita una birra media nell’altra mano.

'Il primo colpo va sparato qui, dritto in faccia...' 

Un povero borseggiatore

Questa mattina mi son svegliato, ed è già una notizia incoraggiante. Non fosse per l’ora, primissima mattina, forse l’alba, comunque prima delle sei.
È la vita, Roma è una città faticosa e occorre mettere in conto tanti e possibili (forse, addirittura probabili), imprevisti. Tipo il traffico più caotico del consueto o la solita metropolitana che non passa mai. Ecco, la metropolitana.
Oggi ho preso la metropolitana alla stazione Basilica di San Paolo, dopo aver comodamente parcheggiato la mia vecchia automobile in un’area ripulita di recente, con tanto di strisce bianche nuove di zecca. Ho acquistato il mio quotidiano nell’edicola gestita da un signore che indossa sempre un cappellino della Roma, cosa sufficiente ai miei occhi per renderlo simpatico.
Poi mi sono diretto verso la stazione della metropolitana, ho passato il tornello e ho constatato il guasto della scala mobile, rassegnandomi, così, a fare un po’ di scale a piedi. Ecco, camminavo sulle scale, appunto, con la mia borsa a tracolla contenente libri, giornali e altre cianfrusaglie e con il portafoglio messo (incautamente) in una tasca posteriore.
A un certo momento, ho sentito che il portafoglio scivolava via. Ho avuto la prontezza di girarmi, veloce e rimettere lo stesso al suo posto. Intanto, osservavo un uomo allontanarsi verso l’uscita. Ci siamo guardati a vicenda, io stordito e un po’ arrabbiato, lui palesando il timore che potessi inseguirlo, magari chiamando rinforzi.
Gli è andata bene, non amo chiamare guardie o sbirraglia varia. Ho poi riposto il portafoglio con cura, stavolta, in una tasca anteriore dei pantaloni. Poteva andarmi male, molto male. Non per i soldi, ne ho sempre pochi, quanto per tutta quella roba che, ormai necessaria, ci portiamo sempre dietro: bancomat, carte di credito, badge per entrare chissà dove, patente auto e quant’altro. Sai quante denunce da fare!? Ho ripensato poi al tizio che fuggiva, dopo aver mancato il colpo. Ho memorizzato la sua faccia, che non era quella da bandito protagonista di qualche film. Pareva un disperato, più che altro, magari non aveva neanche i soldi per la colazione.
Per evitare scippi e borseggi, pensavo, non servono dispositivi pan penalistici sempre più cruenti e sofisticati, ma combattere davvero la povertà. Perché non è sì giusto che uno come me, di certo non ricco e con nessuna villa al mare, subisca uno scippo. Tuttavia, neanche è giusto che ci sia gente, troppa gente, costretta a vivere di espedienti e di borseggi.
Anche per questo non ho inseguito il tizio e non ho pensato, neanche per un istante, di chiamare le guardie. Così è, alla prossima.



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