Schegge Metropolitane di Renato Berretta

 Renato Berretta (Renny)

Viaggiatore urbano, fine osservatore dell’intorno e menestrello metropolitano. Già redattore de Laspro Rivista di Letteratura, Arti & Mestieri, Renato ci accompagna nel misterioso e colorato mondo dell’underground capitolino. Con penna acuta, mette a nudo pericoli e riflessioni, sorprese e contraddizioni. Non vi aspettate imparzialità e cotillon, qui non si spazzano i marciapiedi: qui si sradica l’asfalto. I sampietrini saranno scagliati con violenza, in traiettorie certe dell’impossibilità di fallire il colpo. Saltellando nell’iper testo, ci farà assaporare una narrativa acuta, impressa a caldo nel DNA nostrano. Da leggere in acume dei sensi ed è gradita una birra media nell’altra mano.

'Il primo colpo va sparato qui, dritto in faccia...' 


Che fai a Capodanno?

Che fai a Capodanno? Fino a qualche anno fa questa domanda iniziava a perseguitarmi già da novembre. Ricordo bene quando ‘fare qualcosa’ a Capodanno sembrava inevitabile, quasi un obbligo sociale, pena l’iscrizione d’ufficio nel registro degli sfigati. Perché, diciamolo, ti pare possibile che una persona ‘normale’ (se mai il concetto di normalità possa avere un senso), con un minimo di vita sociale e qualche amico sparso qua e là, non avesse nulla da fare proprio l’ultimo dell’anno?
Quella notte attraversata dai botti, dai tappi di spumante che saltano a mezzanotte e da quello stanco rituale degli auguri. Che poi: auguri de che? Per quale misterioso motivo il primo gennaio, la vita dovrebbe cambiare radicalmente rispetto alla sera precedente? Non esiste nessun fondamento scientifico o razionale a supporto di questa teoria. Però ci si adeguava.
A dire il vero, non ricordo capodanni particolarmente memorabili. Mi torna in mente solo una serata in piazza, quando per la prima volta il Comune decise di organizzare una festa in pieno centro, in via dei Fori Imperiali. Un’idea non proprio rivoluzionaria, considerando che Roma, con le sue bellezze e il clima solitamente clemente, si presta benissimo a iniziative del genere. Eppure, nessuno ci aveva pensato prima, e quella prima volta fu davvero divertente.
C’era poca gente, non esisteva ancora l’abitudine dei concertoni, e la maggior parte dei presenti erano stranieri. Ricordo un improbabile dialogo con un signore giapponese, entrambi già abbondantemente inebriati dal nettare di Bacco.
Poi, poco altro. Come una partita finita zero a zero, senza particolari emozioni da segnalare.
Da qualche anno, però, ho smesso di interrogarmi su cosa fare a Capodanno. Niente. Semplicemente niente. Resto a casa, magari andando a letto presto, come Toninho Cerezo evocato in una battuta di un vecchio film di Natale. In quello sketch due amici, accomunati dalla stessa fede calcistica, si chiedevano come avrebbe passato l’ultimo dell’anno il serio professionista brasiliano. La risposta era lapidaria: andrà a letto presto. A letto presto come Noodles, il personaggio di ‘C’era una volta in America’ interpretato da Robert De Niro.
Ecco, se qualcuno mi chiedesse come ho trascorso gli ultimi capodanni, potrei rispondere esattamente così. Sono andato a letto presto. Senza botti, senza rituali, senza inutili auguri per l’anno che verrà. Meraviglioso. Alla prossima.

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