Schegge Metropolitane di Renato Berretta
Renato Berretta (Renny)
Viaggiatore urbano, fine osservatore dell’intorno e menestrello metropolitano. Già redattore de Laspro Rivista di Letteratura, Arti & Mestieri, Renato ci accompagna nel misterioso e colorato mondo dell’underground capitolino. Con penna acuta, mette a nudo pericoli e riflessioni, sorprese e contraddizioni. Non vi aspettate imparzialità e cotillon, qui non si spazzano i marciapiedi: qui si sradica l’asfalto. I sampietrini saranno scagliati con violenza, in traiettorie certe dell’impossibilità di fallire il colpo. Saltellando nell’iper testo, ci farà assaporare una narrativa acuta, impressa a caldo nel DNA nostrano. Da leggere in acume dei sensi ed è gradita una birra media nell’altra mano.
'Il primo colpo va sparato qui, dritto in faccia...'
Sovranismo da autobus
Aspetto il
treno che passa, non è una metafora della condizione umana ma un dato di fatto.
È mattina e non è uscito ancora il sole. Contando i minuti che mancano per
l’arrivo del treno a me caro, ascolto, impicciandomi, i discorsi di un piccolo
gruppo di persone.
Sono in tre, due donne e un uomo, con l’aria rilassata e
quasi divertita. La donna più giovane è quella più intraprendente da un punto
di vista dialettico. È vestita come se andasse in settimana bianca. Affronta il
tema dei disagi metropolitani con particolare attenzione a quelli del trasporto
pubblico. Parla di aumenti nel costo dei biglietti e suggerisce una particolare
iniziativa che stimola la mia attenzione d’impiccione annoiato. La tizia dice
che i turisti, gli stranieri insomma, dovrebbero pagare di più. Perché così
sarebbe giusto, sottolinea, senza precisare il proprio concetto di giustizia.
Io,
intanto, immagino la scena di un controllore che per accertarsi della
regolarità del titolo di viaggio presentato dall’utente, dovrebbe sincerarsi
della sua nazionalità. Un orientale lo riconosci dai tratti somatici e, poi,
c’è la lingua e quella non inganna. Ma, poi mi chiedo in un piccolo e
improvvisato dibattito, tra me e me, la maggiorazione sarebbe applicata solo ai
cosiddetti ‘extra comunitari’?
Ne scaturirebbe, comunque, l’ennesima prova di
sovranismo applicata, stavolta, ai biglietti dell’autobus e della
metropolitana. E l’ennesima applicazione di concetti legati a confini,
frontiere, cittadini e stranieri, insomma tutta robaccia per conto mio.
Fortunatamente,
registro le perplessità dell’altra donna partecipante all’allegro simposio.
Poveri turisti, afferma, già Roma, soprattutto in centro, è così cara!
Obiezione respinta dalla sovranista, col dress
code da discesa libera; a Milano e a Venezia si spende molto di più! Cosa,
sinceramente, reale e al limite dell’inoppugnabilità.
Quindi, puntuale, arriva il treno. Trovo, addirittura, il posto a sedere
e apro il mio libro giunto, ormai, alle sue ultime pagine. Pensando, di tanto
in tanto, al singolare dibattito al quale ho assistito che, neanche a dirlo, si
è concluso con un ‘tanto se so magnati tutto’. Alla prossima allora, che a
questa devo scendere.
