Schegge Metropolitane di Renato Berretta
Renato Berretta (Renny)
Viaggiatore urbano, fine osservatore dell’intorno e menestrello metropolitano. Già redattore de Laspro Rivista di Letteratura, Arti & Mestieri, Renato ci accompagna nel misterioso e colorato mondo dell’underground capitolino. Con penna acuta, mette a nudo pericoli e riflessioni, sorprese e contraddizioni. Non vi aspettate imparzialità e cotillon, qui non si spazzano i marciapiedi: qui si sradica l’asfalto. I sampietrini saranno scagliati con violenza, in traiettorie certe dell’impossibilità di fallire il colpo. Saltellando nell’iper testo, ci farà assaporare una narrativa acuta, impressa a caldo nel DNA nostrano. Da leggere in acume dei sensi ed è gradita una birra media nell’altra mano.
'Il primo colpo va sparato qui, dritto in faccia...'
Scala mobile
Alla scala
mobile associo, generalmente, una definizione di carattere economico. In un
tempo ormai lontano, indicava “quei punti riconosciuti sulla busta paga per
recuperare l’aumento del costo di beni e servizi, determinato dall’inflazione”.
La scala mobile fu abolita, per decreto, da un governo presieduto da
Bettino Craxi (che viene troppo spesso ricordato esclusivamente per le – presunte
- malefatte di tangentopoli e non per aver iniziato l’epoca delle politiche
liberiste anche in Italia). Insomma, e per conto mio, se anche il povero
Bettino avesse rubato qualcosa, pensate, ha fatto anche di peggio. E questo
bisognerebbe riconoscerglielo. Ora, il decreto di abolizione della scala mobile
fu emanato nel giorno di San Valentino, sì, quello degli innamorati, dell’anno
1984. Lo stesso della finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool. E, se
penso al 1984, mi viene in mente più questa roba qui: quei maledetti rigori e
il divino Falcao che non volle tirare il proprio. Più del libro di Orwell, che
si intitola proprio ‘1984’ (scritto a numeri), più del decreto di San Valentino,
quei rigori. L’anno successivo, il 1985, quando ci fu il referendum per abolire
quel famigerato e infame decreto, ero già maggiorenne e con tanto di diritto di
voto. Votai, evidentemente, per l’abolizione della norma, quindi votai ‘Sì’ e
pure convintamente. Però vinse il ‘No’. No e poi no, e poi no, no, no. Il
decreto di San Valentino rimase in vita e buonanotte al recupero dell’inflazione
per i poveri lavoratori. Tutta questa cosa perché, questa mattina, sceso dal
trenino della mitica Metromare e prossimo al cambio con la linea B della
metropolitana ho notato, ancora una volta, che la scala mobile era guasta. In
questo caso trattasi di scala mobile intesa come quel macchinario che permette
di salire e scendere standosene comodamente fermi, caracollati da un
ingranaggio che porta su e giù. Certo, si può anche decidere di affrettare i
tempi e camminarci sopra, facendo le scale una per una, ma io tendo a evitarlo.
Tutta fuffa, comunque, tutta
inutile fuffa. Perché la scala mobile
a Eur Magliana è guasta. Guasta da giorni, forse da settimane, è continuamente
guasta tanto che, pensavo, se non sarebbe il caso di abolirla allargando l’area
delle scale normali, quelle che si percorrono a piedi e con differente fatica,
a seconda dell’anagrafe e della condizione fisica. Come fece il povero Bettino
ormai tanti e tanti anni fa con quell’altra scala mobile. E senza referendum
stavolta, mi raccomando. Si tiene la destra sulla scala, alla prossima.
