Schegge Metropolitane di Renato Berretta
Renato Berretta (Renny)
Viaggiatore urbano, fine osservatore dell’intorno e menestrello metropolitano. Già redattore de Laspro Rivista di Letteratura, Arti & Mestieri, Renato ci accompagna nel misterioso e colorato mondo dell’underground capitolino. Con penna acuta, mette a nudo pericoli e riflessioni, sorprese e contraddizioni. Non vi aspettate imparzialità e cotillon, qui non si spazzano i marciapiedi: qui si sradica l’asfalto. I sampietrini saranno scagliati con violenza, in traiettorie certe dell’impossibilità di fallire il colpo. Saltellando nell’iper testo, ci farà assaporare una narrativa acuta, impressa a caldo nel DNA nostrano. Da leggere in acume dei sensi ed è gradita una birra media nell’altra mano.
'Il primo colpo va sparato qui, dritto in faccia...'
Mentre attendevo sulla banchina della stazione di Piramide, il trenino delle ore 14:05 (ne passa uno ogni venti minuti. Sì, così va il mondo), osservavo con discreta curiosità un singolare capannello. Si trattava di un gruppo di studenti, disposti a raggiera intorno alla loro insegnante che parlava, fitto, fitto, come se stesse facendo lezione. Spinto dalla curiosità, mi sono avvicinato per capire, almeno, di cosa di trattava. Ecco la nostra professoressa: una donna matura, con qualche anno di carriera sulle spalle, che illustrava ai suoi alunni la vicenda storica delle Foibe. Mi è bastato poco per capire il tono del discorso. L’insegnante, infatti, spiegava ai suoi accoliti di come, tante persone che cercavano di tornare in Italia, brava gente e non banditi (aggiungeva), venivano fermati dai feroci membri della resistenza jugoslava, uccisi e gettati dentro fosse profonde. Insomma, la storiella delle Foibe come ce la propinano ormai da diversi anni e come viene propagandata; omettendo i fatti e i contesti storici, riproponendo la solita manfrina degli ‘italiani brava gente’, che bravi, in verità, non lo siamo stati per niente. Ho avuto per un attimo la tentazione d’interrompere il forviante monologo della prof. Tuttavia, guardando i ragazzini intorno, tutti con gli occhi puntati sui propri smartphone, mi sono limitato a una mezza imprecazione. Senti questa che cazzo sta a dì! Ops… mi è scappata. Una signora, sentendomi, mi ha dato incredibilmente ragione. Ne è nato un interessante confronto e ho pensato che, tutto sommato, qualche luce in fondo al tunnel della ragione, nel quale sembriamo sprofondare sempre di più, esiste ancora. E a questa luce di speranza dobbiamo aggrapparci. Oltre che (e lo scrivo facendomi una risata amara), all’indifferenza degli studenti ai quali quell’insegnante proponeva la sua lezioncina di storia, dopo aver assistito, con tutta probabilità, a una qualche puntata condotta da Bruno Vespa. Sentite il ronzio? Alla prossima.
