Pesano, i libri - la rubrica di Luigi Lorusso a.k.a. Lorusso Editore

Luigi Lorusso

Agitatore culturale camuffato da editore indipendente, già fondatore di Laspro Rivista di Letteratura Arti & Mestieri. Per pubblicare il tabloid, nel 2009, apre la Lorusso Editore. Da quel giorno la sua vita non è più stata la stessa (e neanche la nostra). Per tutti e tutte coloro che immaginano il mondo della piccola editoria indipendente, come un non luogo fatato, fatto di sapere, piacere e innumerevoli soddisfazioni, il nostro affezionatissimo ci racconta, per la prima volta, il dietro le quinte di quel suo eterno bisogno imprescindibile di fare libri. Da leggere preferibilmente seduti e con una buona manciata di disincanto in mano; nell’atra, è consigliabile una birra ghiacciata o un gin tonic tintinnante.

Pesano, i libri

Fine anno è tempo di bilanci per tutti. Alcuni lo fanno ripensando alle avventure vissute da gennaio in poi, le immagini più belle, i momenti duri, i ricordi che ti resteranno impressi in un futuro lontano, quando ci ripenserai bevendo un bicchiere di vino con lo sguardo sognante sulle tue rughe che sono solchi, ormai.
Altri, invece, il bilancio lo fanno davanti a un foglio Excel con tante righe e due sole colonne: entrate e uscite. Io sono un editore indipendente e il mio approccio alla cultura è prosaico. Storie, parole, pagine stampate, incontri, dibattiti, discorsi altisonanti e parole importanti: arte, politica, libertà, espressione. Ma alla fine, l’unità di misura è questa: quanti libri hai venduto? Hai incassato più di quanto hai speso? E rispetto all’anno scorso come è andata?
Potrebbe sembrare aridità, oppure avidità. È che uno dice la casa editrice e si immagina il palazzo della Mondadori, atri ariosi a vetrate con receptionist in tailleur, sale riunioni, scaffali con pile di libri ordinatamente allineati, poster degli autori in pose scattate da grandi fotografi, in bianco e nero a grandezza naturale e poi, lì in alto, l’ufficio più grande, con un divano in pelle nera, i ficus e le foto a braccetto con il gotha della cultura italiana. È il regno dell’editore, colui che ha in mano i destini delle patrie lettere, che con un sì o con un no influenza la società, la politica.
Ora, a parte il fatto che l’editoria, anche quella dei grandi, è un nanerottolo economico rispetto alle aziende dove girano i soldi veri.
Ma la maggior parte degli editori che conosco io passano i sabati e le domeniche a caricare e scaricare cartoni di libri – pesano, i libri – portandosi il cibo da casa, a stramaledire il tempo ed il governo e le librerie che non pagano.
Perciò ci si ritrova spesso a fare i conti per capire se tutto quell’affanno, le ore passate a organizzare presentazioni, le mail inviate a redazioni che non rispondono mai, i post sui social che se non paghi non vede nessuno, le letture e riletture a cercare refusi, hanno avuto un senso.
In quel file Excel non c’è la svolta, l’arricchimento. Siamo e resteremo comunque sotto la soglia della povertà editoriale. Ma un segno più vuol dire che il tuo lavoro ha inciso, che hai avuto risultati concreti. Un segno meno vuol dire che sì, ci metti tanta buona volontà ma insomma, il mondo ha bisogno di altri libri che nessuno leggerà?
Per questo, a inizio dicembre, stai lì, calcolatrice alla mano e calendario a guardare se pianificare le uscite del nuovo anno oppure mandare tutto all’aria e rilassarti, finalmente. Ma solo a inizio dicembre però. Perché poi arrivano i mercatini che, come Alessandro Borghese, possono confermare o ribaltare la situazione. Poi c’è Natale, poi Capodanno e alla fine si ricomincia a segnare entrate e uscite.
E a fare scatoloni.

Ps: a proposito di soldi. Questo è il periodo dell’anno in cui gli editori parlano di Più Libri Più Liberi e fanno i caroselli su Instagram per dire perché vanno ma soprattutto perché non vanno. Io non ci vado. Costa assai.

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