14 Dicembre 2025
C’era
Milano, con il mocciolo al naso, un freddo della madonna e un drago verde. Le
foglie secche nascondevano le scarpe, che ne uscivano male, sempre. Il cappotto
aperto e le mani in tasca. Portava sempre anche la sciarpa, ma quel giorno non
ce l’aveva.
Si era comprato i mobili, per la stanza dove vivevano, a pensione.
Per pagare tutto, c'erano le cambiali e quelle fece. Per pagare le cambiali,
traduceva e traduceva. Nelle giornate buone ne faceva anche sei di pagine. La
sua aura al contrario era fatta di pensieri, preoccupazioni, ma nella testa
tutto gli funzionava perfettamente. Osservava l’intorno da lontano, avvolto nel
paltó, il capo chino e scrutando come a voler nascondersi.
Le dimensioni dell’affanno per il quotidiano e della fine mente intellettuale,
si combattevano in feroci scontri interiori, alimentandosi, in paradosso, della
carneficina stessa. Generando il tormento dell’uomo comune e quell’aria di
mistero, attrattriva, del fine pensatore.
L’uomo ne uscì sconfitto, cedendo
scettro al vizio. Il pensiero, al contrario, ha, Ad honoris causa, l’elisir d’eterna
giovinezza. Nulla offusca a me il ricordare, nonostante i maestosi contributi
siano altri, che, all’acme del tumulto della vita, quelle pagine tradotte erano
di Tropico del Cancro.
Di fronte a tal cervello, la Cultura tutta ne è
debitrice. Eterna gloria a Luciano Bianciardi.
(14
dicembre 1922 - 14 novembre 1971)
